Ci sono gli sfigati.
Poi ci sono quelli con un minimo di talento, in un campo qualsiasi: grazie alla volontà alcuni sono in grado di sfruttarlo, altri lo sprecano.
Come me, ad esempio; ho già pronto il mio epitaffio, scritto e sottoscritto da tutti coloro che hanno tentato di insegnarmi qualcosa:
avrebbe le capacità ma non si applica.
Lo so, gli insegnanti lo dicono a quasi tutti i genitori, non sarebbe bello sentirsi dire “Non è che suo figlio non si applica, è che è un mezzo cretino”.
Non mi servono controprove: nel mio caso so che era la verità.
Poi ci sono gli Dei, quelli che nascono baciati da un fato benevolo e la volontà di approfittarne; appartenendo alla categoria precedente, cioè i lavativi, non ho voglia di spremermi il cervello per individuarne esempi nel corso della storia e mi limito a gente come Pelè o Michael Schumacher, esempi di successo nella vita pubblica e privata.
Tengo per ultimi gli Angeli Dannati, quelli che come gli Dei si sono messi in fila venti volte quando distribuivano il talento e che come gli Dei lo hanno messo a frutto, realizzando cose sublimi, ma tutto ’sto ben di Dio lo hanno incanalato solo nella loro attività, rimanendo degli uomini di merda nella vita di tutti i giorni; i due esempi più eclatanti sono, secondo me, Diego Armando Maradona e Michael Jackson.![]()
Beh? Cos’è quella faccia?
Jacko è morto.
E allora? Ho dato dell’uomo di merda a un morto, sì.
Se uno era un coglione in vita, ben difficilmente si metterà a posto una volta morto, alla faccia della regola che vuole tutti belli quando nascono, tutti ricchi quando si sposano e tutti buoni quando muoiono.
E considerarlo un coglione non significa che io sia contento che non ci sia più, anzi, sono sicuramente più dispiaciuto di suo padre, ad esempio.
E provo una pena enorme per come ha vissuto: credo si tratti dell’uomo di successo più infelice della storia.
Maradona non lo cago: l’ho sempre odiato e pur essendo daccordo con chi lo definisce “il più grande”, pur riconoscendo che per alcuni “una finta ‘i Maradona squaglia ‘o sang’ arint’ ‘i vvene”, a me non ha mai regalato molto; poi, sfiga vuole, è ancora vivo.
Michelino, invece, non c’è più.
E qui sì, che mi girano le palle.
Finchè uno così è vivo, c’è sempre la speranza che da un momento all’altro tiri fuori una nuova, meravigliosa canzone.
Non dico “brano” o “pezzo”, dico “canzone” ed anche se si tratta di una parola che scritta due volte o pronunciata tre perde di significato e fa quasi ridere, ripeto “canzone”, perchè il brano o il pezzo sono cose da tecnici, passano dal cervello che le elabora; la canzone va dritta al cuore.
Qualcuno ha detto: “Viaggiatore, là dove senti cantare, fermati: i malvagi non hanno canzoni”.
L’altra sera, seguendo le notizie relative alla morte di Jacko, Bimbi ed io abbiamo scoperto un sentimento comune: musicalmente parlando non abbiamo gli stessi gusti, proprio no, ma c’è una canzone che commuove entrambi ed è Heal the world.
Solo che Bimbi è pulita e sincera, per lei è una bellissima canzone e non si fa scrupolo di confessare che la commuove.
Io sono diverso, nel senso di peggiore; non sono sincero, quantomeno nel mostrare i sentimenti: per me Heal the world è un guilty pleasure, un piacere di cui non proprio vergognarsi, ma quasi.
Non è l’unico guilty pleasure musicale del sottoscritto, ne ho altri, ma si limitano ad essere canzoncine che mi danno un non so che.
Heal the world è diversa, mi dà momenti da brividi, una frustata di sentimenti, un’orgasmo dell’anima, un popper di note che mi sale violentemente; sarà che siamo “cose chimiche”, sarà che le frequenze di cui è composta quella melodia vanno a toccare dei miei recettori che nient’altro stimola e per questo, probabilmente, mi fa produrre endorfine come una Meth benefica o scatena qualche altra reazione: non lo so cosa mi fa, ma mi fa.
Se dovessi scegliere una cosa, una sola, da inserire in una Capsula del Tempo o un biglietto da visita del Pianeta Terra da lanciare nello spazio, diretto a qualche forma di vita aliena, credo che sceglierei Heal the world.
E vadavialculo Mozart, Michelangelo e Picasso.
Sto esagerando un po’, neh?
E invece no: guardando questo video di Heal the world -non è il solito con crude immagini reali, questo è una specie di long version più soft, realizzato con un sacco di bambini- mi succede una cosa che per me ha dell’incredibile.
Premetto, per chi non mi conosce, che io detesto i bambini, davvero, non li sopporto; un mio amico è ragazzo-padre ed in quanto single ha esigenze e giri diversi dai miei, quindi ci vediamo quando Bimbi va dalla sua mamma e mi lascia “giovanotto” per un week end; solo che la cosa sfuma quando ha la bambina, visto che non reggo l’articolo -non lei: tutti, sia chiaro- neppure il tempo di una pizza.
Beh, guardando questo video mi succede una cosa, mai provata prima, che mi fa sentire un po’ più simile al genere umano ed un po’ meno al pesce gatto, che si mangia gli avannotti; ho dei momenti in cui capisco cosa prova la gente normale quando vede sorridere un bambino, e non solo: vorrei essere lì con loro a fare il girotondo, a correre e giocare.
Con i bambini.
Io.
La parte melodica corrispondente a queste parole
Heal the world
Make it a better place
For you and for me and the entire human race
There are people dying
If you care enough for the living
Make a better place for
You and for me
mi bendispone nei confronti del mondo, mentre, in particolare, la dozzina di note corrispondenti a
There are people dying
If you care enough for the living
qualche giorno me le faccio tirare giù da un amico musicista e le disegno su una parete; peccato che io detesti i tatuaggi più dei bambini, sennò quelle note le avrei già su un braccio, come un’arcana formula, la risposta musicale a E=mc².
Cosa deve avere, dentro, uno che crea una cosa simile?
Forse troppo amore o forse troppa grandezza per un’anima sola e questo deve avergli brasato il cervello, come succede al prof. Morbius quando assorbe tutta la conoscenza dei Krell: quello creava un mostro, Michael Jackson ha voluto diventarlo.
Porca troia, era un bel morettino, sano come un pesce, poteva avere il mondo ai suoi piedi e si è buttato via così…
Come fa un bell’uomo di colore a voler diventare un mostro bianchiccio e deforme? Deve avere qualche baco come le anoressiche, che si vedono belle solo quando fanno schifo a tutti gli altri.
Non mi piaceva il suo look, le sue mossettine, la mano sul pacco, i suoi balletti -tutti uguali: secondo me, grande ballerino e pessimo coreografo-, la mascherina sulla faccia, la sedia a rotelle da cui si alzava per ballare, i matrimoni-farsa, e non mi faceva impazzire neppure la sua musica, salvo alcune canzoni.
Però provo una pena che non avrei mai pensato: aldilà della scomparsa di un grande, penso all’uomo.
Minchia, che vita di merda si è inventato…
Non voglio parlare di tutte le schifezze che ha fatto per sbiancarsi o per sfigurarsi, sarebbe una storia lunga e triste, con alcuni momenti comici: leggevo un brano di una sua biografia in cui veniva citato il fatto che verso la fine degli anni 80, in un solo anno aveva fatto quattro volte le fotografie per il suo nuovo album, visto che quando erano pronte le copertine lui aveva già un’altra faccia e tutta la promozione se ne andava a puttane.
Tutto questo, alla lunga, ha avuto un prezzo: la sua vita.
Probabilmente negli ultimi ventanni è vissuto di acqua e medicinali, si è suicidato lentamente.
Gente come me, che non sa fare niente di grande, ha bisogno di quelli come lui: siamo come marinai che non hanno mai imparato a navigare e che hanno bisogno di un faro, solo che il guardiano si è addormentato ed ha lasciato spegnere la luce.
Non gliela perdono: mi ha tolto la speranza di ascoltare un’altra canzone come Heal the world.
Avrei voluto incontrarlo, una volta nella vita, per ringraziarlo, invece mi ritrovo ad odiarlo per avermi rubato ciò che non ha fatto in tempo a regalarmi.
Dottordivago
Uno dei problemi è che quando hai tanto grano, ama tanto , sei circondato da lupi assetati di sangue, e se sei fragile è facile farsi sbranare a poco a poco. Lui ha avuto anche la sfiga di avere (pare) una forte vitiligine. Quando sei nero e la faccia ti si fa a chiazze bianche , se non sei juventino ti girano le palle, se sei anche nello spettacolo è facile cadere nei trappoloni di chi ti vuole aiutare. Se poi sei anche cresciuto male, la frittata è fatta. Comunque non turbiamoci, è vivo, l’hanno visto che scappava vestito da suora e sta da qualche parte con Elvis, Morrison e gli altri. Oppure è tornato sul suo pianeta.
Heal the world suscita in me gli stessi sentimenti che hai descritto, Dottordivago. Più di qualunque altra canzone di Michael Jackson, questa contiene in sè gli elementi che la rendono eterna: ti avvicina al cielo e ti fa fluttuare nell’aria, in un crescendo maestoso addolcito dalla purezza dei bambini. Ci sono canzoni che ci commuovono profondamente e noi, che aborriamo mostrarci commossi, lo facciamo con pudore, frenandoci un po’. Ma, in fondo in fondo, siamo sempre alla ricerca di canzoni così.
perdonatemi se non condivido lo stesso entusiasmo per la “canzone”. il giro che citi è stupendo, ma è utilizzato nella musica da circa 600 anni senza interruzioni, e ricordo almeno 10 canzoni pop in cui è riproposto identico, con gli stessi cori.
è sicuramente un colpo di genio, sì, ma di qualcun altro, oserei dire bach, o qualcuno prima di lui.
per il resto, mi viene sempre da pensare che i grandi personaggi, idolatrati, osannati, poi vengono sacrificati allo stesso dio-folla che li ha generati. penso ai grandi re, ai numeri uno, ai duce, e a tutti i cristi che alla fine devono restituire, in un colpo solo o in una vita di sofferenze, tutto quel tributo effimero che la “gente” gli ha dato.
come se ci fosse una entropia cosmica del successo, che usa alcuni agnelli sacrificali per sfogare la disarmonia degli idoli umani, e fare pari e patta con il cosmo.
per questo, se potessi scegliere, vorrei sempre essere il numero due. il richelieu dietro luigi XIII, il talleyrand dietro napoleone, il panizza dietro saronni, il prost dietro senna…
Anch’io lo considero un testa di minchia, ma a dire il vero da quando ho visto le foto dell’asta dei suoi oggetti personali da Neverland prevale la pena: uno che si costruisce un tale megalomane egocentrico parco giochi per adorare se stesso deve essere lstata la persona più infelice sulla faccia della terra.
Alla storia della vitiliggine non ci credo, propendo per la personalità disturbata e l’odio della propria razza e delle proprie origini.
Come artista, neanch’io sono mai stata una sua fan, pur considerandolo una specie di geniaccio. Ma Heal the world non mi dice niente. Piuttosto a me manda in brodo di giuggiole questo
http://www.youtube.com/watch?v=4_hz2am90Hk&feature=channel
Sarà che gli anni ‘80 mi rendono allegra. E in questo video sprizza elementare, pura gioia di vivere.
Secondo me Man in the Mirror e’ il capolavoro assoluto, seguito a ruota da I just can’t stop loving you.
Ue’… e non era una testa di minchia, era solo un ragazzino maltrattato e vessato dal padre che non e’ mai cresciuto, e non si e’ mai difeso dalle ingiurie e dalle accuse. Non saprei pronunciarmi sulla questione dello sbiancamento della pelle, ma le storie relative agli abusi sessuali si sono rivelate truffe per fregargli i soldi. Dopo essere stato assolto in appello da tutte ne mancava una: quella per cui aveva negoziato 22 milioni di dollari per chiuderla li’. E ora, dopo che e’ morto, quello stronzone di Jordan Chandler si pente, e dice che era tutto falso e costruito ad arte per fregarlo.
Per non parlare della fesseria della camera iperbarica, che non ha mai usato, ma semplicemente acquistato per donarla a un ospedale…
Io ribadisco: povero Jacko… e poveri noi che ce lo siamo persi per sempre!
Concordo,Paulìn, concordo, anche se ne parlo male; lo faccio per rabbia, al pensiero di come ha buttato via una vita che poteva essere straordinaria.
Lo è stata, ma io intendevo per lui.
Dottordivago
Ah si, su questo non ci piove. Con tutti i soldi e il resto se la sarebbe proprio potuta spassare…
Non sapremo mai se era un pedofilo, ma personalmente non l’ho più visto allo stesso modo dopo quella storia, che ci posso fa’?
Dici (e molti altri dicono come te): non era un pedofilo, solo uno che era stato vessato e a cui era stata rubata l’infanzia. Praticamente il ritratto da manuale del pedofilo. Il che non prova che lo sia, ovvio, ma di certo a maggior ragione non è prova del contrario.
Non so voi ma io il mio nipotino non gliel”avrei affidato.
Poi certo se non scindiamo l’artista dall’uomo non possiamo apprezzare Pasolini, D’Annunzio, Rimbaud e la quasi totalità dei grandi di tutte le arti.