Non so se siamo un popolo di artisti, navigatori e santi; però mi gioco la mamma che non siamo un popolo di matematici.
E non perchè continuiamo a sfornare laureati in lettere, filosofia e scienze politiche che si ritrovano in 12.000 ad un concorso ministeriale per 4 posti.
E neanche perchè, quando ci hanno detto che sarebbe meglio studiare qualcosa di più tangibile e dal ritorno più immediato, due su tre scelgono “Scienza della comunicazione”.
E… no, neanche per il fatto che sforniamo meno laureati in matematica o chimica o fisica dello scomparso Congo Belga.
È che non sappiamo fare i conti, quelli della serva: tot più tot diviso tot.
I popoli che non conoscono la scrittura dimostrano una memoria prodigiosa: per forza, dove cazzo se le segnano le cose?
Sì che c’è il vecchio trucco del nodo al fazzoletto, ma… averlo, il fazzoletto, e se volessero ripiegare sull’improbabile nodo al pisello, spesso citato da alcuni spiritosoni, la capacità di memoria sarebbe limitata ed assolutamente non espandibile, oltre al rischio di ritrovarsi a tentare di pisciare con una specie di origami in mano…
Sempre facendo di necessità virtù, noi quasi-cinquantenni che non avevamo la calcolatrice abbiamo imparato a fare i conti a mente, almeno quelli semplici; fa eccezione mia sorella, che per fare 5+7 usava le dita di una mano e la punta del naso.
Però si è laureata in Lettere e Filosofia con indirizzo pedagogico e lavora in Comune…
A me succede spesso di stupire fornitori e clienti facendo a mente conti che ritengo semplicissimi, cosa per cui mi guardano come se fossi una specie di Rain Man: faccia da pirla ma cervello al fulmicotone.
“Quanto costa quella maniglia?”
“180 euro la scatola da 5 pezzi”
“Minchia, 36 euro quella cagata?”
“Cazzo dici?! Dunque, cento-ottanta-diviso-cinque-uguale… Ostia, sei una macchina!”
“No, sei tu che sei un ladro: se mi fai trenta ne prendo dieci scatole, sennò te le tieni”.
Dividere per cinque dovrebbe essere il terzo conto più facile del mondo, dopo il dividere per due e per dieci: è sufficiente, appunto, dividere per dieci e moltiplicare per due, due conti da un decimo di secondo l’uno, perlomeno nell’esempio citato.
Ma non è così: milioni di italiani non sanno moltiplicare per due.
Quando abbiamo adottato l’euro io pensavo che la cosa avrebbe avuto un effetto positivo sui prezzi: leggi 100 euro, moltiplichi per due senza cagare gli zeri ed ottieni il prezzo in migliaia di lire, cioè 200, quindi 200.000; solo che, in realtà, stai spendendo 193.627 lire e questo, secondo me, avrebbe dovuto in parte scoraggiare alcuni acquisti, che sarebbero sembrati più onerosi della realtà.
Tanto per cambiare non avevo capito un cazzo: la gente ha cominciato a considerare gli euro a mille lire e come è andata a finire lo sappiamo: fino al 2001 potevi anche comperare un paio di scarpe decenti con 70/80.000 lire, oggi con meno di 100 euro compri le infradito, se non sono firmate.
Ora, prima di raccontarvi un paio di storielle qualificanti, vi spiego che razza di coglione è lo scrivente.
Gennaio 2002, primi giorni dell’euro: devo cambiare le gomme della Golf e casualmente passo davanti ad un gommista, notoriamente un cavadenti, un vero ladro di cavalli, quelli che nel West appendevano ad un ramo, e leggo “Super offerta: 129,00 euro”.
Secondo voi, ho letto “euro”?
Naaa, per abitudine ho ignorato gli zeri ed ho visto solo il 129.
Ed ho pensato ad un ravvedimento del Cartier del copertone.
“Minchia, che prezzaccio” dico al gommista.
E siccome non sono scemo insisto: “Non è che c’è il trucco, eh? Sono Pirelli, non sottomarche, giusto?”
Il gommista, abituato a vedere gente scandalizzata, mi rassicura timidamente, come si fa coi matti.
E siccome non sono mica scemo incalzo:”E non è roba vecchia, ovalizzata o altro, vero?”.
Mi guarda come se mi stesse spuntando un corno in mezzo alla fronte e mi garantisce che sono una figata.
“Bon, mettimene quattro. Sai, scusa se ho insistito, ma a ’sto prezzo…”
Credo che per un attimo abbia pensato ad una Candid Camera.
Finisce il lavoro e mi fa il conto: 516 euro.
Io, che mi ero già fatto due conti (129.000×4=516.000 diviso 2 fa circa 265 euro) cambio giustamente espressione, cosa che non sfugge al Bulgari della gomma, avvezzo a svenimenti e ripensamenti: “Qualcosa non va?”
A parte il fatto che sono un coglione?
“No no, niente… È che forse non ho tutti i soldi dietro -li avevo, li avevo…-
Lo prendi il Bancomat?”
Figurati, quello avrà avuto pure il Telegratt, che ti zanza gli euri se solo passi davanti all’officina…
Morale: per fortuna il mio vecchio gommista aveva chiuso da poco per raggiunta età pensionabile, così mi sono risparmiato scuse penose, nonchè una serie di botte di “pirla”, visto che da lui con 400 euro avrei sbrigato la pratica.
Sono stato ciulato dall’abitudine, quella di guardare le prime cifre battezzandole come migliaia di lire ed ignorando gli zeri: alcuni la chiamano “trappola mentale”, situazione in cui non vedi quello che c’è ma quello che ti aspetti di vedere; io, più scientificamente, la definisco “essere un pirla”.
Forse è stato un bene, forse mi ha risparmiato uno stillicidio di incoscienti spesucce, forse è anche grazie a quella auto-fregatura che dall’avvento dell’euro riesco ad arrivare alla fine del mese…
Posso capire che molti non hanno avuto quella fortuna e ci hanno messo almeno un paio d’anni per capire che le prime cifre andavano moltiplicate per due; quello che non capisco è come mai non abbiano mai notato sulla busta paga o sul bollettino della pensione che il vecchio milione e mezzo diventava 775 euro scarsi: applicando lo stesso ragionamento, gli sarebbe dovuto venire un malore, leggendo la nuova cifra.
Invece no, tutti a fare shopping, tanto sembra che tutto costi la metà.
Io mi considero attendibile come Bonaiuti o, per par condicio, come Diliberto, però ho vissuto l’avvento dell’euro dietro al banco di un negozio, esperienza che mi ha permesso di farmi un’idea precisa di come sono andate le cose, aldilà delle dichiarazioni populiste dei politici o vittimistiche dei consumatori.
Come già sapete io ho produco serramenti ma nel 1999 ho avuto l’occasione, con alcuni ex amici, di rilevare un grosso negozio di caccia e pesca; doveva essere poco più che un’hobby -eravamo due pescatori e tre pistoleri- ma col tempo è diventata una cosa seria, talmente seria che quando gli amici hanno iniziato a vedere dei soldi, non si sono più capiti ed ora sono ex amici.
Morale, mi hanno inchiappettato, ma questa è un’altra storia.
Insomma, ci piazziamo io e Gu nel settore pesca/abbigliamento ed i tre pistoleri in armeria.
Dopo un paio d’anni ci rendiamo conto, lui compreso, che non è esattamente il mestiere di Gu, che seguiva la pesca e che stava in negozio tutto il giorno, con me che garantivo qualche mezza giornata di aiuto: persona di un’onestà a prova di bomba, nonchè caro amico, ma non era proprio il suo mestiere.
Mi organizzo per poter stare più tempo in negozio, mi garantisco l’aiuto di un commesso con i controcazzi e liquidiamo il Gu a partire, appunto, dal gennaio 2002.
Incassi pesca/abbigliamento 2001: 250 milioni di lire.
Incassi pesca/abbigliamento 2002: 375 mila euri, praticamente il triplo.
Fabrizio, il commesso, è un genio, io completamente cretino non sono ed il risultato è lì da vedere.
Ma è un risultato bugiardo: io e Fabri avremmo raddoppiato l’incasso anche con le lire -sarebbe ipocrita non riconoscerlo, anche solo per le conoscenze di Fabri nel settore- il triplo ce l’ha regalato l’euro, che ha trasformato attenti e parsimoniosi pescatori in sceicchi dalle mani bucate.
E senza trucchi da parte nostra.
Ho riprezzato tutto in euro e l’articolo che costava 100.000 lire è passato a 50 euro anzichè a 51,65; analogamente, ciò che costava 22,81 diventava 23; non abbiamo fatto nessun gioco sporco, parola mia.
Ma ho comunque assistito a scene veramente emblematiche.
Quando l’euro aveva ormai preso piede, noi avevamo cominciato a lavorare alla grande ed a comperare di più e meglio, quindi abbiamo ribassato alcuni articoli;
un giorno un signore distinto sceglie una canna da 80 euro, il cui vecchio prezzo era 160.000 lire; non finiva di decantarla e di stupirsi dei nostri prezzi, esattamente come me dal gommista…
Chiede di pagare con la carta di credito e quando gli do la ricevuta da firmare si blocca un attimo: “Ma… 154.901… scusi, ma non costava 80?”
“No… non guardi l’importo in lire, guardi sotto… ecco, vede? 80 euro”
” Ah… sì… 80… che sono… 154… sì, sì, ho capito…”
Ormai glieli avevo beccati e lui si è reso conto in quel momento che aveva comperato una canna che a 154 mila lire non avrebbe mai preso in considerazione.
Passa altro tempo; un tipo sceglie una canna da 110 euro, un bel prodotto made in Italy, e non finisce più di rigirarsela tra le mani; “Certo che con i prezzi cinesi ormai anche gli italiani devono calare le braghe, eh?”
“Ma no… più o meno è sempre stato il suo prezzo…”
“Sarà, ma è da un po’ che le faccio il filo, e prima costava molto di più”
Non insisto; mentre mi sto avvicinando al banco con la canna in mano per togliere il cartellino questo riparte “Non so il resto, ma con quest’euro la roba da pesca costa come le patate…”
Senza girarmi rispondo “Beh, è comunque una canna da 220 mila lire, eh!…”
Entro nel banco, lo guardo e quello ha cambiato faccia; Fabri mi dà un impercettibile calcetto in una caviglia.
“Mi scusi, adesso che ci penso, quant’è lunga?”
Eccolo lì, ha realizzato.
Però… sveglio il tipo, ha svicolato bene. So dove andrà a parare e gli rispondo che è a pezzatura lunga ed anche da chiusa è più di un metro e mezzo; così facendo abbasso volontariamente la guardia in attesa del colpo da KO, ergo, gli offro la scappatoia su un piatto d’argento, cosa di cui approfitta al volo: “Sa, vorrei essere sicuro che stia nel bagagliaio, per non trovarmi senza canna e con un vetro rotto…”
Concludo io per lui: “No, glielo dico io che non ci sta…” e con ciò credo che la pantomima sia finita.
No: ha salvato il culo, ma vuole stravincere.
“Posso provare se ci sta? Ho la macchina qua fuori…”
“La guardi, sembra il bastone del vescovo, non esiste un bagagliaio così…”
“Ma magari in diagonale…”
“Lei gira con un carro funebre? No-o? E allora non ci sta”
Niente da fare, vuole uscirne trionfante: va in macchina a provare ma ne cresce una bella spanna, rientra e me lo fa a fette ancora un paio di volte, finchè mi parte l’embolo: “Guardi, glielo dico io che le vendo: le canne da 110 mila lire ci stanno, quelle da 110 euro no.”
Fa un “Ah…” asciutto, ringrazia e se ne va.
Qualcuno ridacchia e Fabri mi dice che sono proprio uno stronzo.
Vero, ma quando è troppo, è troppo, anzi, come diceva Stanchi parlando in inglese “When is too much is too much”…
Beh, volete sapere come è andata a finire?
Una settimana dopo il tipo si ripresenta -avevamo praticamente il monopolio della città…- si fa servire da Fabrizio e se ne va con una canna da sessanta euro, quattro dita più corta dell’altra, che non stava nel bagagliaio per una bella spanna.
Sempre quell’anno, a Natale, avrò venduto un camion di micro-pile da 25 euro; arrivavano madre e figlia a comperare il regalo per papà cacciatore/pescatore ed io le orientavo direttamente sull’abbigliamento: l’attrezzatura è troppo una scelta personale…
“Che meraviglia! Peccato che ci sia solo ’sto verdone militare…”
“No, signora, li ho bianchi, neri, rossi, blu e azzurro Savoia, dalla “S” alla “XXXL”
“Ohh… ma allora prendiamolo anche per Laura, Filippo, la zia Rina… con 25 euro facciamo un figurone!”
Se ne andavano con sette/otto pezzi e succedeva così con tutti.
L’anno precedente, a 49 mila lire, mi dicevano che erano fatti con le bottiglie della minerale…
Volete una botta di sincerità?
Sono riuscito a farmene consegnare ancora un po’ la settimana prima di Natale, ho messo il cartello “nuovi arrivi” e li ho prezzati a 32 euro, 30 con lo sconto.
Me li hanno vaporizzati.
Io l’ho fatto solo quella volta: si sa, a Natale sono tutti più buoni, ma qualcuno più stronzo.
Stessa storia nel 2003.
All’inizio del 2004 sono stato inchiappettato dai tre pistoleri ed ho abbandonato il negozio, truffato e mazziato, così ho avuto più tempo per me, per Bimbi e per la casa; andavo a fare la spesa e non ci credevo: le pesche più fetenti, quelle che sembrano la spugna verde dei fiorai, costavano 3 euro al chilo, per quelle decenti ne chiedevano 5.
Vi giuro che non mi sono mai mancati cinque euro per un chilo di pesche, ma sono una testa di cazzo, così quell’anno ho mangiato le prime pesche ad agosto, a Rodi: costavano un euro ed erano deliziose.
Evidentemente il cambio euro/dracma richiedeva più attenzione.
Secondo il mio personalissimo osservatorio prezzi, il 2004 è stato l’anno peggiore: i commercianti aumentavano i prezzi in modo vergognoso, il governo non è intervenuto -ma daltronde non siamo in Unione Sovietica- e chi con le lire tutti i mesi metteva via qualcosa, aveva iniziato ad andare pari, poi a ritirarne in banca: e tutti hanno dato la colpa all’euro.
E così gli italiani si sono svegliati: non so se andate per bancarelle, ma vi posso garantire che per tanti articoli i prezzi sono calati.
Ma tutti ormai detestano l’euro, senza pensare che se anzichè l’euro avessimo adottato le Stelline, le Tartarughe o le Polpette sarebbe stato lo stesso, visto che siamo un popolo che non sa fare i conti.
Con l’eccezione di qualche testa di cazzo a cui un ladro di cavalli ha aperto gli occhi.
Dottordivago
Quelle teste lì detestano l’euro, perchè come giustamente sottlinei non sanno neanche contare sulle dita, e poi tromboneggiano cazzate che gli ha messo in testa il politico di turno. L’altro giorno c’era una lettera sulla stampa di una che si definiva imprenditrice che sull’argomento non ha neanche capito che quelli rotondi sono monete e quelli di carta non servono per pulirsi.
E oggi se avessimo la liretta, saremmo piazzati come l’Argentina o il Burundi, ma la gente mica se ne rende conto.
Comunque proprio in quel periodo il presidente di un ordine professionale che non ti dico, mi diceva sottovoce, noi le parcelle da 1 milione abbiamo provao a farle a 1000 euro, nessuno ci ha detto niente, che dovevamo fare?
Il problema è di una serie di istituzioni malgovernate. Un raddoppio evidente a tutti non può certo essere passato inosservato a gente come l’antitrust o simili.. eppure nessuno ha fatto niente. Solo qualcuno ha un po’ urlacchiato. E chi ha strumentalizzato per fare politica antieuropeista…
Fin dall’inizio ho sempre fatto i conti in lire e continuo ancora oggi.
All’inizio mi prendevano per il culo dandomi del rincoglionito ottantenne (ne avevo circa metà) che non sapeva adeguarsi al nuovo sistema!
Ora gli stessi sono li che si scagliano contro l’euro!
Non hanno ancora capito che non è colpa dell’euro, ma è colpa loro e di tutti quelli che, come hai ben detto, non sanno moltiplicare per due.
Per mia fortuna, diciamo così, all’epoca avevo un megamutuo da pagare e dovevo stare attento a tutto, ora è finito e mentre loro annaspano io tutto sommato vado via liscio, peccato solo che se non fosse per tutte ste teste di c….. poteri stare anche meglio e mi viene pure da pensare a quelli che devono arrivare a fine mese con la minima!