…lo sciocco guarda il dito.
Ed è esattamente ciò che Striscia la Notizia ha fatto, con il sottoscritto nella parte del pirla che guarda lo sciocco che guarda il dito.
Ieri avevo casualmente scoperto che Striscia avrebbe mandato in onda una bomba giornalistica su Ferran Adrià, così ieri sera mi sono messo d’impegno per seguire la trasmissione.
Solo che dopo cinque minuti non sopportavo più nessuno, così l’ho registrata e mi sono visto solo l’intervista di Laudadio al colonnello dei NAS.
Mi aspettavo di scoprire chissà quale altarino sul “più grande cuoco del mondo”, nonchè rivoluzionatore della cucina ed implacabile castigatore di facoltosi babbei: niente, hanno fatto il solito polverone per una minchiata, spacciando per scandaloso l’impiego di prodotti che finiscono regolarmente in tutto ciò che mangiamo, senza i quali l’industria alimentare potrebbe tirare giù la serranda.
Vabbè, riconosciamo a Striscia il merito di aver contribuito a mettere in carpione Vanna Marchi e quel mucchio di letame della figlia -che considero la donna più ripugnante del mondo anche da un punto fisico, roba che per darle anche solo un bacino dovrei masticare una scatola di Travel Gum contro i conati- e passiamo oltre.
Micro divagata.
Oddio, anche lì, sull’atteggiamento di Striscia qualcosa da ridire ci sarebbe: è giusto che quelle due porcherie stiano in galera, ma nel caso si riuscisse a recuperare un po’ di soldi nascosti chissà dove, da un punto di vista etico sarebbe più giusto usarli per contribuire al disboscamento dell’Amazzonia o all’allargamento del buco nell’ozono o alla diffusione della Meth nelle scuole elementari, piuttosto che risarcire i cazzoni -tanto compatiti e coccolati da Striscia- che se li sono fatti ciulare dalla Vanna nazionale.
L’intelligenza è un dono di natura, la cultura è un’acquisizione che non tutti si possono permettere mentre l’ignoranza va combattuta, sì, ma fino ad un certo punto, oltre cui va castigata: ciò che loro hanno fatto.
Diciamo che madre e figlia, la risposta italiana al Diavolo di Tasmania, hanno esagerato e vanno considerate come educatrici che sono andate un po’ lunghe, come quelli che, invece di sculacciare il bambino, lo scaraventano giù dal balcone.
E adesso parliamo di cucina.
Prima di tutto sgomberiamo il campo da equivoci: è da un po’ che volevo scrivere qualcosa su Ferran Adrià e la sua cucina destrutturata o sui cultori della cucina molecolare, ed i miei sentimenti nei loro confronti non sono buoni, però qui lo dico e lo confermo, Ferran Adrià è il mio idolo, un vero genio.
Se con la sua indiscussa capacità di essere l’implacabile castiga-gonzi che conosciamo si dimenticasse della cucina e si riciclasse, che so, nel settore turistico, riuscirebbe a portare milioni di facoltosi turisti a Santhià, a prezzi doppi rispetto a Dubai o Bora Bora, o sarebbe capace di far fruttare un centro benessere con terapie anti-reumatichea Masone.
Purchè non si metta in politica: geni come lui ne abbiamo pure troppi.
Per spiegare a livello terra terra (ricordate sempre che il motto del blog è “l’approssimazione al potere”…) l’operato del grande chef, dirò che è in grado di produrre spaghetti di brodo, cioè un consommè addensato e servito in forma di spaghetti, così come può realizzare un brodo con il gusto identico a quello dell’amatriciana, oppure creare una spuma di costata e patatine fritte, quando non propone una portata in cui gli ingredienti sono rigorosamente separati.
A parte l’ultimo esempio, classificabile sotto la voce “prendere per il culo la gente” -un po’ come la moda del “crudo” alla giapponese, che non si capisce perchè debba costare di più dello stesso prodotto cotto- io non mi posso avvicinare a certi capolavori di ingegneria gastronomica perchè soffro di mal di tavola.
Avete presente il mal d’auto o il mal di mare?
Si verificano quando il cervello riceve segnali contrastanti: tu sei fermo in barca e l’orizzonte va su e giù, oppure sei seduto in macchina ed il panorama si sposta a destra e sinistra; ci sarebbe anche l’esempio della pippa con mano ghiacciata, ma sapete che non amo divagare…
Ecco, io non ho mai provato ma lo so già: se sento il gusto del brasato mentre in bocca, invece della ciccia, ho una spuma uscita da un sifone, non mi capisco più e comincio a darmi le pacche in testa facendo “ahh!… ahh!…!” come Rain Man.
Se poi questa cosa si dovesse ripetere tre o quattro volte nel corso della cena, ed il tutto fosse seguito da un conto di trecento euro, oltre al mal di tavola mi roderebbe anche un po’ il culo.
Mi lasciano ancora più perplesso i gastronomi molecolari.
Anche qui, capiamoci subito: non sono uno da caccia alle streghe.
Comprendo perfettamente che la chimica e la fisica sono l’essenza stessa della cucina: cuocere un filetto a fuoco basso significa rinunciare alla reazione di Maillard, in poche parole quella deliziosa crosticina che preserva liquidi e morbidezza oltre a regalare un gusto unico, reazione che si verifica oltre i 140°.
Aggiungere sale o rosmarino è semplicemente introdurre un componente ulteriore al preparato, esattamente come in un esperimento di laboratorio; la fisica, poi, interviene in un esempio classico, che uso spesso, che è quello della maionese: mangiarsi un tuorlo con sale, olio e limone non è la stessa cosa che gustarsi una maionese, anche se l’unico ingrediente aggiunto è la mano, lo sbattimento, che incorpora aria e trasforma.
Inoltre, non sono terrorizzato dagli OGM o ipnotizzato dal “bio” a tutti i costi.
Confesso, anzi, di essere interessato a nuove idee e, in particolare, di essere molto incuriosito dalla cottura sottovuoto a bassa temperatura, procedura con cui si possono ottenere risultati fantastici e per cui intendo attrezzarmi.
Però non acquisterò mai una centrifuga da laboratorio che mi permetta di separare la parte fibrosa e colorata di una crema di spinaci o di pomodoro e di ottenere un liquido trasparente e praticamente incolore, ma con lo stesso e identico sapore dell’originale, con il quale preparare cubetti di gelatina, con cui togliersi la (magra) soddisfazione di mangiare una crema di ortaggi con coltello e forchetta, e non andrò in un ristorante che pratichi queste stregonerie da pirla.
Mangiare le cose con il loro aspetto classico è come uno a cui ipoteticamente piacciano le mulatte che, volendo castigarne qualcuna, non fa altro che recarsi a Cuba o zone limitrofe; non credo che a nessuno possa venire in mente di prendere una finlandese, tenerla al sole per due anni e ciularsi quella bella morettina prima che il melanoma se la porti via.
E poi, perchè uno deve cucinare con l’azoto liquido?
Capisco che l’effetto sui tessuti organici di una temperatura ultrabassa è molto simile a quello delle alte temperature; di conseguenza, perchè spendere un occhio della testa per attrezzarsi con l’azoto liquido piuttosto che di un fornello da campeggio da dieci euro?
I propugnatori di questo tipo di cucina mi ricordano in parte i giocolieri, visto che non è di nessuna utilità saper tenere per aria dieci palline, però fa spettacolo, ma soprattutto mi ricordano uno che per andare da Roma a Napoli faccia il giro da Ulan Bator.
Per carità, tutti sono liberi di provare tutto, però, tra un dentista che vi cura un dente per cento euro con il sistema classico ed un’altro che fa la stessa cosa per mille euro, però passando dal buco del culo, quale scegliereste?
Io, piuttosto, vado da quello della mutua, o mi tengo il mal di denti.
Dottordivago
P.S. Se ancora non lo conoscete, esiste un sito molto interessante e molto più attendibile delle mie minchiate: quello di Dario Bressanini
premesso che sono molto sensibile all’argomento… direi che la cucina di questo tipo è quanto mai alle antipodi non solo della mia filosofia gastronomica, ma di quella esistenziale. se devo fare una ricerca, la faccio sulle materie prime, non su come vengono elaborate. mi interessa la base, la sostanza, l’origine. trovo sublime un formaggio di capra stagionato nell’olio con una fetta di pane toscano (o pugliese) cotto in forno con la legna giusta. quel che conta nella cucina, e nei prodotti di successo, secondo me, è il punto di partenza: così come in un romanzo mi interessa il soggetto, se l’argomento è povero anche il miglior romanziere mi straccia i coglioni dopo 20 pagine (Balzac, non me ne vogliano i fan, è uno di questi). se devo progettare un sito web, spingo i progettisti e i grafici a trovare dei contenuti validi (foto, testi, video), e a ridurre la grafica di contorno al minimo. secondo me concentrarsi sul quomodo invece che sul quid equivale a corteggiare in modo raffinatissimo una racchia da paura… il brodo di pollo me lo puoi dare a dadini, a piramidi, a toroidi, sempre schifo mi fa.
sono un contadino inside, e si sa che la nostra razza è difficile da gabbare, proprio perché siamo abituati geneticamente a confrontarci con le materie prime, gli elementi della natura e della vita. sarò estremista, ma secondo me tutto il resto è aria fritta ridotta in gelatina e servita à julienne…
rileggendo: “alle antipodi”… è errato, corretto è “alle antilopi”
guarda ormai mi ci sono abituato a queste cose. Non immagini quante volte mi senta preso per il culo quando guardo un telegiornale….
Eheh… anche io sono un fan della sostanza.
Se mi proponi una spuma di orata, a forma di fungo (o una spuma di fungo a forma di orata) ti mando, neanche tanto cortesemente, a cagare.
uno pari… che se mi assento un attimo qui mi si accusa subito di fare preferenze
Mi ci voleva di fare una risata! Con i casini che ho in ballo in questi giorni. Tu te li vedi i nepalesi con la cucina molecolare? Scappo che ho un altro meeting da stress a 1000!
Ciao!
Dottore, con rispetto parlando, ma alcune posizioni si avvicinano terribilmente a quelle di chi, guardando un quadro di Pollock, dice che così è capace di farlo anche lui… – in alternativa, divago leggerissimamente citandoti un mio amico che (a proposito della fedeltà coniugale) diceva: “la minestra è buona, ma mangiala tutte le sere!…”

Per riassumere: meno male che al mondo esiste qualcuno che prova qualcosa di differente. Alcuni dei prodotti di uso quotidiano sono nati da errori compiuti durante le sperimentazioni – se non ci fossero quelle…
Per quanto riguarda il prezzo che ti fa pagare El Bulli: per fortuna, a differenza di autostrada, televisione, luce, acqua, gas, benzina, assicurazioni, spese bancarie, spese telefoniche, etc. etc. – uno può sempre decidere agevolmente di farne a meno!
P.S. Ho letto il titolo di un articolo sulla Stampa che sosteneva che i produttori di vino stanno cercando di riabbassare la gradazione alcoolica del barbera – mi sei venuto in mente tu, e cosa dicevi durante l’addio al celibato di un nostro fuori dal comune amico…
Carissssssssimo Pier,
come ben sai, ai PR insegnano a non dire “…non ha capito” bensì “…non mi sono spiegato”.
In questo caso non hai capito un cazzo, ma già sei bravo e terribilmente affascinante, quindi non sei obbligato ad avere la cervice al fulmicotone.
Minchiate a parte, io non faccio il discorso di Pollock: dico solo che se cucinare con l’azoto liquido è come cucinare con la fiamma ma costa cento volte di più, mi tengo la fiamma.
E mi tengo pure l’aspetto e la consistenza dei cibi.
E pensandoci bene un quadro di Pollock lo so fare benissimo…
Lo zio Dottordivago
Sono alle antilopi anch’io da queste cose….. le mie origini di contadinotta padana mi fanno sognare davanti a cibi semplici, cucinati bene e con buoni ingredienti (e per trovarli ormai bisogna fare fatica)…. gli altri virtuosismi mi incuriosiscono ma più per il aspetti psicologici e di marketing, ovvero: quanto può essere deviata una mente umana? Quanto la gente è disposta a spendere per essere chic e cosa è disposta a fare per noia?
Insomma: la mia testolina arriva a tagliare in due il pane (la michetta, preferibilmente), inserirci due belle fette di salame e godersi la cosa con semplicità e gioia …..
ERGO: per il pandaraduno, miriamo alla sostanza!!!! Che se mi fate spendere centinaia di euri (plurale xchè tanti) per una spuma al sapore di brasato potrei diventare violenta!!!
Carissimo, mi dispiace per te ma il Pollck non lo sai fare, e non dico il seconda maniera frattale ma neppure il primo!
Comunque sono paragoni assurdi e se mi posso permettere dobbiamo sempre paragonare temporalmente: appena li ho sentiti ho amato i Boney m, KC and the Sunshine band e via schifezzando, ma passati degli anni non li reggo più ma continuo ad ascoltare Joni Mitchell e Bruce Cockburn e via deliziando.
Per la pittura, la scultura, l’architettura potrei fare lo stesso discorso, ed ovviamente per la cucina che è un’arte anche se ( credo ) senza musa.
La nouvelle cuisine è venuta ed andata, ma la fiorentina resta, la c……. molecolare fra un pò verrà c…..ta ma la iota non morirà mai!