La sciura Valeria si fa viva per la seconda volta, quindi si becca il cesto di benvenuto.
Di lei so poco, so solo che è “merce rara” per due motivi, anzi, uno e mezzo: il primo è che trattasi di un rarissimo caso di lettrice di blog che non possiede un blog, o se ce l’ha non mi risulta; il mezzo motivo, quello di essere una brava conducente, glielo concedo sulla fiducia, ma non completamente, sono prevenuto.
Infatti lei si inalbera per le mie esternazioni sulle donne al volante e mi sfida in una gara di parcheggio.
A me.
All’unico, vero turbotarro gentiluomo, colui che a bordo di qualsiasi cosa con quattro ruote può infilare la cruna di un ago, che può spostare una Smart e nello stesso posto parcheggiare una Cadillac Eldorado, colui che risale sulla Smart e che, con la stessa, può inchiappettare un microbo, pratica finora riservata al famoso San Cirillo dal cazzo a spillo, uno dei santi delle Litanie Bastarde.
Cretinate a parte, Valeria, può benissimo essere che tu sia uno di quei fenomeni da circo di cui parlavo, ma non puoi prendere sulle tue spalle il peso di una categoria francamente indifendibile, anche se ti desse una mano Skakkina, altra cintura nera di parcheggio ferita nell’onore.
Il motto di questo blog è “L’approssimazione al potere”, quindi tutto va considerato per quello che vale; quando parlo di donne al volante non faccio altro che riportare mie sensazioni, che sono vere come è vero che si muore, ma diamogli il peso che si meritano; però, se parliamo di parcheggio, ho delle statistiche -personali fin che vuoi- ma inoppugnabili.
Da sedici anni vivo all’ottavo piano di quel palazzo in basso a destra di cui si vede uno spicchio di tetto, il che mi conferisce la vista privilegiata su un ampio parcheggio, quello che si vede è un quarto del totale.
Tutte le mattine, in Africa, un leone si sveglia: sa che dovrà correre più veloce… o cazzo, no, questa è un’altra storia… Scusa, mi ero distratto.
Dicevo, tutte le mattine, in orari variabili, prima mi preparo un caffè per far la pace col mondo, poi mi preparo la colazione; entrambe le operazioni avvengono in cucina, che guarda verso il parcheggio, e spesso mi perdo a guardare chi arriva e chi parte.
Come puoi notare, non c’è molto spazio per manovrare: da trentanni continuano a ricopiare le righe vecchie, calcolate per macchine molto più strette e corte delle attuali; quando parcheggio lì, spesso desidererei avere una botola sopra alla testa per uscire più facilmente dalla macchina.
Quando guardo dalla finestra, invece, mi diverto come un matto.
Caso A: vedi arrivare una macchina che la prende larga, punta il dietro di una delle due auto ai lati del posto libero, raddrizza la vettura in retromarcia, mette la prima e si infila come una lama rovente nel burro.
Quasi sempre ne scende un uomo.
Caso B: ne arriva un’altra: si infila in diagonale, senza capire che quella manovra richiederebbe uno spazio molto più ampio, l’Australia, ad esempio; quando tre quarti di macchina sono ancora fuori, lo spigolo del muso è praticamente nella fiancata dell’auto esterna, mentre il muso di quella interna è ad un centimetro dalla fiancata dell’auto in manovra: questo tipo di parcheggio può riuscire solo se si trascura l’impenetrabilità dei solidi, cosa che, stupidamente, è invece prevista dalle leggi della nostra fisica: non c’è molto spazio per la fantasia, l’unico sistema è tornare indietro un bel pezzo e fare la manovra A.
E quando mai… L’auto retrocede un metro, poi avanza un metro, percorrendo come sui binari la traiettoria già vista e ritrovandosi nella stessa, identica posizione; se tutto va bene, cioè se non arriva nessuno, dopo qualche tentativo infruttuoso l’autista effettua la manovra corretta, la A: indietro dieci metri-avanti-curva larga-retro-avanti: fatto.
Ne esce sempre, inesorabilmente, ineluttabilmente una donna.
O un travestito, a voler fare l’avvocato del diavolo…
Spesso non va così perchè, al primo accenno di retro, c’è già uno attaccato al culo che vorrebbe passare: se è furbo si ferma un po’ prima, se è un cretino si appiccica al culo; si intuiscono gestacci e vaffanculi vari, seguiti da un paio di tentativi avanti-indietro tipici del caso B; a quel punto, ormai in crisi, l’auto che tentava di parcheggiare se ne va.
E sempre l’avvocato del diavolo fa notare che non si sa chi ci fosse a bordo, e se io una mezza idea ce l’ho, non la dico.
Una volta ho visto questa, lo giuro, e tutto si è svolto in alto a sinistra, più o meno dove c’è il pedone: utilitaria giappo-coreana tipo Panda in piena manovra B da manuale; dopo qualche avanti-indrè arriva una Mercedes Classe C che, dopo essersi fermata un po’ troppo vicino, arretra qualche metro per lasciare spazio all’imminente manovra A, che non arriva; dopo qualche tentativo infruttuoso, l’utilitaria parte a razzo alla ricerca di un altro posto; sul muso della Mercedes, che si stava allontanando in retromarcia, si vede lo stupore: minchia, ha rinunciato! Ho trovato un posto!
Manovra A, anch’essa da manuale, e il tipo scende, non senza qualche difficoltà, visto il poco spazio per aprire la portiera; mentre recupera qualcosa nel bagagliaio, arriva a spron battuto l’utilitaria che non trova nè posto nè pace, inchioda ad un metro e ne scende una vipera del Gabon, o forse un black mamba -scusate l’imprecisione, ma dall’ottavo piano… so solo che era un’esemplare femmina- che gesticolando reclama il posto o semplicemente cerca una grana della madonna; per fortuna, il tipo -Classe C berlina grigia, ventiquattrore in mano e spolverino sul braccio- non ha le stimmate del guerriero e si limita a gesticolare indicando il comportamento precedente dell’incazzosa ed a mandarla a stendere; lei insiste, lui prende in considerazione per un attimo l’idea di strangolarla ma si gira e se ne va; il crotalo del Mojave insiste, lui si ferma, la guarda, poi il buon senso prevale e se ne va. Finita?
Ma và…
La taipan sale in macchina, parte come uno sputnik per fermarsi venti metri dopo, di fianco al “Premio Livio Tempesta per la Bontà 2005″ (credo fosse quello, l’anno) e, braccio fuori in frenetico movimento, probabilmente lo copre di insulti: lui resta un attimo come impietrito, poi dà una pacca terrificante sul tetto della snake-mobile e dice -immagino- qualcosa tipo “Vai via che t’ammazzo” poi, per sicurezza, ripete pacca e frase; a quel punto il santo protettore dei serpenti si sveglia e consiglia la cobra sputatrice di ingranare la prima.
Non commento, è un caso isolato, anche se sintomatico.
Siete stanchi? Ancora una? E va beh, ancora una.
Dunque, abbiamo già detto che i posti sono maledettamente stretti; io, quando sono obbligato a parcheggiare lì, cerco di mettere la mia portiera in corrispondenza del posto guida di un’altra macchina: se le auto ai miei fianchi sono parcheggiate di muso, io entro di retro, così avvicino i lati passeggero ed ho spazio per scendere, oltre a lasciare spazio per entrare al mio vicino il quale, se dovesse andarsene prima di me, potrà sempre uscire e caricare un eventuale passeggero.
Turbotarro gentiluomo? No, semplicemente spengo il motore prima del cervello.
Da casa mia ho assistito mille volte a questo tipo di manovra: scende sempre, e stavolta dico sempre, un uomo.
Molto spesso vedo arrivare una macchina che, con manovra A o B, prima o poi si infila: poi inizia “Oggi le comiche”; vedi un primo tentativo di aprire la portiera: venti centimetri, niente da fare; un colpo più forte, ma il risultato non cambia, millimetro più o meno; a quel punto, se a destra c’è più spazio, inizia la manovra di scavalcamento per uscire dal lato passeggero: ne esce sempre -sempre- una donna con borsa a tracolla, spettinata (lo specchietto interno, cazzo…) e con travaso di bile.
C’è una variante: retromarcia, prima, lato passeggero appiccicato a quella di fianco, regolarmente lato guidatore, visto che sono girate nello stesso verso: ora di partire, saranno cazzi suoi, non si possono mica fare i miracoli, no?
Si apre la portiera e, finalmente, il piede di una donna tocca l’asfalto del parcheggio: un piccolo passo per un uomo, ma un passo da gigante per una maledetta cogliona.
Valeria si domandava se le rimbambite al volante fossero tutte in Alessandria: non credo, anzi, sono sicuro di no.
Non esistono posti con più donne belle di altri (a parte l’ex Cecoslovacchia…), così come non esistono posti con donne più brutte o più furbe o più stupide: mio nonno diceva che “quelle di Cuneo hanno il gozzo”, ma io, in quella zona, mi sono mosso con profitto e soddisfazione, così adesso non credo neanche più a quell’ultimo luogo comune.
Valeria, questi occhi hanno visto cose che voi umani ecc ecc…
Ho visto uomini fare stronzate colossali: sorpassare sulla corsia di emergenza, zigzagare nel traffico, correre come pazzi, e tutto questo nella piena consapevolezza di quello che stavano facendo, gli stronzi.
Le donne fanno porcate meno gravi, alcune decisamente veniali, ma ne fate una ogni dieci secondi.
Non voglio cominciare un’ennesima diatriba maschi vs. femmine, ne puoi trovare ovunque, su internet o sui giornali: qui no.
Dico solo che l’unico modo che abbiamo per continuare a vivere è quello di sopportarci vicendevolmente: ormai esistiamo da almeno una milionata di anni e se ci fosse qualcosa di sbagliato nel sistema, l’evoluzione della specie ci avrebbe messo una pezza.
Non sarò certo io a togliervi i vostri innegabili meriti.
Ma imparate a guidare, cazzo!
Dottordivago
E va bene, e va bene. Non ne vado fiera, ma lo ammetto: io al volante sono una frana. E i parcheggi, in particolare, mi mandano nel panico. Quando devo uscire in macchina e so che non avrò a disposizione un enorme parcheggio sgombro (tipo centro commerciale), parto un quarto d’ora prima del dovuto, così da avere un margine per girare intorno all’isolato venti volte e trovare uno spazio in cui PERFINO io posso farcela a metter giù la macchina, anche se dopo 322 manovre.
E’ inutile: la teoria la so, però poi ho poco occhio sulle distanze, quando quello dietro mi suona mi agito, e la macchina sembra sempre avere una volontà propria (di solito, non corrispondente alla mia).
Però sono cosciente dei miei limiti, faccio sempre dei sorrisoni di scuse a chi aspetta che io abbia finito la manovra, e se rigo la macchina a qualcuno (ma di solito rigo la mia contro il muro) gli pago i danni
Ciao Annina bella!
Ma quanto tempo… Come si sta a Friburgo?
A proposito, se i musicanti erano di Brema, il pifferaio di Hamelin, Hansel e Gretel erano danesi… che cazzo c’è, a Friburgo?
Con un nome così, uno straccio di favola dovranno pure averla, no?
Bacione.
Dottordivago
Su strada stretta, io alla guida di ambulanza con sirene e lampeggianti accesi. Dopo 500 metri di budello in salita, incrocio un’utilitaria (guidata da… diciamo che non era un uomo
) alla quale basterebbe fare 20 metri di retro per farmi passare.
Forse la sirena, la infastidiva. O magari i lampeggianti le impedivano di fare manovra. Fatto sta che si è PARALIZZATA, come una lepre nel cono di luce degli abbaglianti. M’è toccato scendere, invitarla ad uscire dall’auto, farle manovra, risalire in ambulanza e ripartire. Fortuna che quello che andavo a prendere non stava poi così male…
Doc, sei un genio. Questa e’ gia’ una sceneggiatura bella e pronta per un documentario di Super Quark.
Mr Pinna, la Legge di Murphy dice che su una strada altrimenti deserta, un’auto e un furgone s’incontreranno sul ponticello stretto!
Senti, mi arrendo: sarà quello che ti pare, ma me ne dissocio. Quel parcheggio mi fa tenerezza: con tutte le sue macchinine in ordine e nelle strisce. Sembra il parcheggio delle micro machines.
Qua nella giungla romana si può uccidere per un parcheggio sul marciapiede, sulle strisce, sulle strisce che dividono la carreggiata, su due ruote. Non che ne vada fiera, ma è così. Ora sono leggermente fuori città, ma riprovo lo stesso brivido competitivo quando vado a lasciare la macchina alla stazione del treno, pensata evidentemente 20 anni fa, quando la popolazione qui residente era un ventesimo di quella di adesso. Immagina la situazione da te descritta, ma con spazi di passaggio e manovra larghi come una micra (che per fortuna è la mia macchina).
Per non parlare poi del parcheggio in linea: ho visto gente rinunciare sconsolata…. ma io no! Sapevo che ce l’avrei fatta, e così’ è stato. A volte sono scesa dall’auto e non lo sapevo manco io come avevo fatto a mettercela dentro: due cm dietro e due davanti, manco l’avessi calata dall’alto! E tieni presente che nel quartiere centrale dove ho abitato fino a due anni fa, mi è toccata anche fare le poste in piena notte agli avventori del pub sotto casa e seguirlo fino all’auto, tipo maniaca, per prendere il loro posto.
Ora sai con chi hai a che fare.
Skakkina, cintura nera di parcheggio, decimo dan.
grazie per il cesto di benvenuto anche se ha fatto morire di invidia un nostro comune amico(dopo trent’anni di vostra conoscenza non lo ha mai avuto). In quanto al blog e’ gia’ tanto se riesco ad accendere il computer. Io so solo mettere internet con “il panda” e quella stronzata di face book.In quanto a guidare ho fatto rally con il compagno della mia vita per anni, lui continua a correre con i ferri vecchi come li chiamo io. A presto e continuo ad invidiare il tuo modo di scrivere. Alla maturita’ mi sono fatto scrivere il tema dal mio allora fidanzato (che poi e’ ancora sempre il rallista)
Ma da quella altezza riesci a vedere se chi guida è un uomo o una donna?!
Maledizione che invidia, ti sei beccato l’ultima lettrice rimasta in giro che non abbia un blog! Ma perchè la vita deve essere sempre così ingiusta. Valeriuccia , per me anche se non sai parcheggiare va bene lo stesso….
Trudy, faccio sempre delle figuracce che non hai un’idea con tutti quelli che hanno figli: comincio a distinguere i maschi dalle femmine quando a queste ultime crescono le tette.
A quel punto, però, non mi sbaglio più.
Dottordivago
carissimo… questo è pane per i miei denti. Pane raffermo per denti marci, ovviamente! perchè te l’ho già detto di cosa mi occupo per tirare avanti, vero? beh..posso confermare alcune cose, e smentirne altre.
Dall’alto della mia infima posizione, mi trovo quotidianamente a contatto con molte realtà automobilistiche. Le realtà sono prevedibilmente molteplici: incapaci che imparano più o meno lentamente; incapaci che rimangono tali; allievi di discreto livello già alla prima guida che in 1-2 ore diventano campioni e altrettanti che non migliorano affatto quando addirittura non peggiorano.Il tutto equamente distribuito tra maschietti e femminucce. Però nonostante l’assoluta varietà, alcuni punti fermi rimangono: purtroppo devo ammettere che i maschietti in media (ripeto..IN MEDIA) imparano un pò più velocemente delle loro compagne, ma forse per il fatto che spesso iniziano a guidare sempre un pò prima e non arrivano mai alla prima lezione impreparati..d’altro canto ho avuto un vasto campionario di ragazze/fenomeno che mi hanno lasciato letteralmente basito per la bravura e per la velocità di apprendimento (ma forse il mio innato maschilismo non mi fa stupire quando ciò avviene per i ragazzi) Il punto è questo:quando vengono sfornati dall’esame di guida, son tutti come minimo a un livello sufficiente..per carità,ci sono i più bravi/e e i più lenti/e, ma nessuno è particolarmente handicappato (parlo degli italiani, tienilo presente: gli extracom di solito possono tranquillamente esser fatti rientrare in uno dei 4 restanti regni in natura, equamente suddivisi in protisti, monere, funghi e piante).tuttavia per strada,il mio percorso si incrocia con quello di altri automobilisti a cui aprirei volentieri le gabbie dello zoo per poi buttar via la chiave dopo averle richiuse. in che punto della propria vita,un maschietto guidante diventa uno stronzo aggressivo pronto a superare ove si crei ogni improbabile pertugio tra una macchina e l’altra?in che punto della propria vita,un’adorabile femminuccia diventa una totale rincoglionita,mixando la sua neo/incapacità e distrazione a una mortale fretta e aggressività? è vero, il risultato non cambia: molti uomini e donne guidano proprio di merda, e la percentuale se la giocano bene con un discreto testa a testa..ma come dicevi tu, gli uomini fanno le merdate consapevoli di farlo, la signorine le fanno spesso per pura distrazione unita a una inopportuna aggressività. Riguardo i parcheggi…anche lì, spesso non mi capacito di certe cose: chi più chi meno, prima o poi le ragazze in guida imparano a fare sia quello a S (classico,con macchine parcheggiate parallelamente al senso di marcia) e pure quello a L, cioè quello descritto nel tuo post. Entrambi in retromarcia..che nonostante l’imbarazzo iniziale,è la manovra più logica per inserire un solido tra altri due. E siccome all’esame vengon chiesti spesso entrambi,in che punto della propria vita un’adorabile pulzella decide di dimenticarsi come vanno effettuati? il mistero regna sovrano. Un altro punto fermo è il seguente: se entro 28 ore di guida, un allievo non impara a guidare in maniera decente, vuol dire che non c’è speranza (28, VENTOTTO; CAZZO!!!) ovvero,ogni guida in più..non serve a un benemerito.Ciò vuol dire che tra la 28ma guida e la 60ma, non si noterà alcuna differenza!! esempio tangibile? ok..come si fa un parcheggio a S,quello classico?ci si affianca alla macchina dietro la quale si vuole parcheggiare,si inizia in retromarcia girando prima a destra e poi a sinistra.Fine! oh..un mio caso patologico, ogni volta per tutte trenta le sue inutili guide, ha iniziato il suddetto parcheggio girando il volante PRIMA a sinistra…se non inchiodo io e blocco il volante, questa mi enta ogni volta nella fiancata della macchina a destra con il muso. OGNI volta! per TUTTE e 30 le guide! mi rendo sempre più conto che per alcuni, le difficolta iniziano al supermarket..ma non nel parcheggio esterno:nossignore!!le difficoltà maggiori si riscontrano già spingendo il carrello tra le file di scaffali. E ho detto tutto…scusate ancora la fiumana di parole ma certi argomenti mi stimolano le cagate più del caffe&cicca mattutini…